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Falsa notizia razzista, l’Ordine dei giornalisti porta il caso in Procura. Depositata la denuncia

La storia di un presunto (e falso) pestaggio a un anziano aveva raccolto in poche ore migliaia di commenti e condivisioni, ma le verifiche con le forze di polizia hanno escluso che il fatto fosse mai avvenuto. Nell’esposto si ipotizza anche la finalità di alimentare odio razziale

Una rapina violenta ai danni di un uomo di 92 anni, accompagnata da un pestaggio e da una ricostruzione piena di particolari inquietanti. Una storia capace di suscitare indignazione, paura e migliaia di reazioni sui social. Il problema è che, secondo le verifiche compiute dall’Ordine dei giornalisti della Liguria (e di molti colleghi di varie testate quello stesso giorno), quella vicenda non è mai accaduta.

Il Consiglio regionale dell’Ordine, attraverso l’avvocato Emanuele Tambuscio, ha depositato ieri mattina un esposto alla Procura della Repubblica contro il canale Facebook “News Italiane”, che lunedì aveva pubblicato la notizia di una presunta aggressione avvenuta nei giorni precedenti a Vesima.

Il racconto si era diffuso rapidamente. Nel giro di poche ore il contenuto era stato commentato e condiviso da migliaia di persone, molte delle quali convinte di trovarsi davanti a un fatto di cronaca realmente accaduto. La forza della narrazione, costruita con dettagli apparentemente precisi, aveva contribuito a renderla credibile e ad amplificarne la circolazione.

La segnalazione è arrivata all’Ordine da alcuni giornalisti, che hanno chiesto di verificare l’attendibilità della vicenda. Sono quindi cominciati gli accertamenti con la Questura, i carabinieri e le altre forze di polizia competenti. Da quelle verifiche, riferisce l’Ordine, non sarebbe emerso alcun riscontro: nessuna rapina con quelle caratteristiche, nessun pestaggio e nessun novantaduenne aggredito secondo le modalità descritte.

Poco dopo la diffusione del caso e l’avvio dei controlli, il canale “News Italiane” è stato cancellato da Facebook. Il contenuto, tuttavia, non è scomparso completamente dalla rete. La notizia falsa risulta ancora presente sulla pagina “Prato Spazio Libero”, continuando quindi a essere potenzialmente accessibile e condivisibile.

Nell’esposto depositato da Emanuele Tambuscio viene ipotizzato il reato di pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose idonee a turbare l’ordine pubblico, con l’aggravante della possibile finalità di odio razziale. Sarà ora la Procura a valutare il contenuto della denuncia, individuare gli eventuali responsabili e stabilire se sussistano gli estremi per procedere.

L’Ordine avrebbe inoltre accertato che il canale social non risultava collegato a una testata registrata in tribunale e non aveva giornalisti al proprio interno. Una struttura che viene definita di fatto clandestina e che, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, avrebbe utilizzato modalità esteriori simili a quelle dell’informazione giornalistica senza rispettarne obblighi, responsabilità e garanzie.

La contestazione non riguarda quindi soltanto l’inesattezza di un contenuto. Secondo l’Ordine dei giornalisti della Liguria, la storia sarebbe stata costruita deliberatamente per generare allarme, condizionare la percezione della sicurezza e alimentare sentimenti ostili. Si tratta, allo stato, della tesi sostenuta dai denuncianti e sottoposta alla valutazione dell’autorità giudiziaria.

Il caso riporta al centro il problema delle pagine social che si presentano come fonti di informazione, pubblicano racconti di cronaca senza indicare autori, fonti o responsabilità editoriali e riescono, grazie ai meccanismi di condivisione, a raggiungere in breve tempo un pubblico molto vasto.

Quando una notizia falsa utilizza temi sensibili come violenza, anziani, sicurezza e appartenenza etnica, l’effetto non si esaurisce nel semplice inganno degli utenti. Può produrre paura, rabbia, accuse generalizzate e reazioni difficili da correggere anche dopo la smentita. La falsa storia di Vesima, cancellata dalla pagina originaria ma ancora presente altrove, mostra quanto sia più facile diffondere un racconto inventato che eliminarne tutte le conseguenze.


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